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Principali cittā Piemonte

Le maggiori cittā piemontesi

A differenza della Lombardia e della Toscana, il Piemonte non fu terra di ricche repubbliche e di magnifiche signorie. I mercanti astigiani non sembra impegnassero volentieri denari in importanti abbellimenti delle loro case e della loro città. I Savoia, ebbero si, dignitari e sovrani cultori di assai grandiosi progetti, ma le continue guerre e il bisogno di conservare numerose e ben armate milizie li obbligarono spesso ad accontentarsi di meno dispendiose realizzazioni.

I Marchesi di Monferrato hanno troppo spesso cambiato sede e capitale dello stato, per lasciare più sparse tracce del loro dominio. Solo a Saluzzo i discendenti degli Aleramici,, in quattrocento anni di dominio, hanno raggruppato un complesso di memorie storico-artistiche alquanto sporadico in Piemonte. Sicché, pur non mancando qua e là monumenti degli di nota, non c’è solitamente nelle città piemontesi il palazzo appariscente del gran signore che schiaccia gli edifici vicini e dà l’immagine di una vita splendida e superba. Vengono utilizzati, spesso, materiale povero, come il il mattone, che lasciato quasi continuamente senza intonaco nelle chiese del sei e del settecento, le più frequenti, dà un’impressione di non finito.

Tutte, all'incirca, della stessa altezza sono le case delle vie centrali, le più vecchie, in cui bassi portici, retti da tozzi pilastri in muratura, sollevano e immettono il movimento degli abitanti. La pavimentazione delle vie secondarie rimane quella ad acciottolato, ancora una trentina d’anni fa, comunissima a Torino, a testimonianza dell’origine alluvionale della pianura, e della dura scorza dei abitanti. S’apre di tanto in tanto, su queste vie, qualche maggior costruzione, una casa signorile, l’ospedale, l’ospizio di carità, una scuola, una caserma, un massiccio convento, ma senza grandi contrasti. E spesso i palazzi, schierati alla pari con le grandi case borghesi, sono occultati da una facciata comune, pertanto non servono a dar carattere alle strade. Insomma una architettura democratica e ugualitaria che dà anche alla città un tono di modestia casalinga e di ordine, di severità, fra la militare e la religiosa.

Neppure l’inaspettato slargo di qualche piazza deve concedere eccezioni alla rigida simmetria ed uniformità delle case, come solo un gravissimo impedimento può far deflettere le vie dalla linea retta, ad accomunare le abitazioni in una massa corretta e un po’ rigida, senza variazioni e ribellioni clamorose, contribuisce il predominio del color giallo, con tutte le sue sfumature, dal giallo antico all’oro pallido, mescolato di innumerevoli tinte verdognole e grigie, che però si perdono in una tinta generale giallastra un po’ sbiadita.
Molte delle città del Piemonte, si suddividono fra la pianura e il fianco di una collina e questo bisogno di accostarsi ad una prominenza del rilievo differenzia abbastanza nettamente l’abitato in due parti. L’una la più alta e spesso la più antica, dove la tradizione geometrica si rompe in un dedalo di viuzze e di salite silenziose, lustre di ciottoli fra alte case.




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